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Airbnb, trovato accordo col fisco italiano

L'importo è stato determinato in seguito alla ricostruzione della base imponibile su cui la società avrebbe dovuto applicare la ritenuta del 21%, con specifico riferimento al periodo dal 1 giugno 2017 al 31 dicembre 2021. Numerose le multinazionali che nel corso degli anni hanno 'conciliato' col fisco italiano: da Booking a Exor, da Kering a Netflix

Inserito da (Redazione Nazionale), mercoledì 13 dicembre 2023 18:38:57

di Norman di Lieto

Airbnb si era detta sin da quando la notizia era trapelata, di essere disposta a collaborare con l'Agenzia delle Entrate per pagare il dovuto dopo il maxi sequestro di 779 milioni disposto dalla procura di Milano agli inizi del mese di novembre per la cedolare secca 2017-2021.

In una nota il colosso americano ha annunciato:

"Airbnb non cercherà di recuperare dagli host le ritenute fiscali per questo periodo. Stiamo anche proseguendo il confronto costruttivo con le autorità per quanto riguarda il periodo 2022-2023.

L'Italia è un mercato importante per Airbnb. L'accordo di oggi significa che possiamo concentrarci nella continuazione della nostra collaborazione con le autorità italiane in materia di tasse, regole per le locazioni brevi e turismo sostenibile, a vantaggio degli host e degli ospiti".

Proprio sulla 'ricchezza' del mercato italiano è la stessa Airbnb a ricordare come il numero di Host nel nostro Paese sia molto alto: migliaia di host ed oltre tre quarti di loro - secondo la piattaforma - hanno solamente un annuncio; l'host tipico ha guadagnato l'anno scorso poco più di 3.500 euro.

Insomma, non proprio dei 'Paperoni' ma persone che provano ad integrare al proprio reddito di riferimento, l'entrata come host; sempre secondo Airbnm: circa un due terzi (59%) ha dichiarato che i proventi realizzati ospitando gli consente di arrivare a fine mese.

Il 15% afferma di lavorare nella sanità, l'educazione o la pubblica amministrazione.

La gran parte degli host su Airbnb in Italia sono persone comuni che si affidano alla piattaforma per integrare il proprio reddito familiare.

Forse anche per questo motivo la piattaforma tra le più utilizzate al mondo per gli affitti brevi non recupererà dagli host le ritenute fiscali per questo periodo.

Airbnb spiega, inoltre:

"Nell'ottobre 2023, il Governo italiano ha presentato la legge di bilancio per il 2024 che, nella sua versione attuale, chiarisce come le piattaforme dovrebbero effettuare in futuro la ritenuta delle imposte sul reddito degli host non professionali in Italia. Abbiamo accolto con favore questa proposta normativa e ci stiamo preparando ad adempiere, con l'introduzione di un meccanismo di trattenuta e versamento delle imposte sui redditi degli host rilevanti all'Agenzia delle Entrate".

Airbnb sta inoltre lavorando per conformarsi a DAC7, la normativa quadro europea sulla trasmissione dei dati fiscali da parte delle piattaforme digitali.

"Queste regole - spiega Airbnb - sono pensate per permettere alle autorità nazionali di raccogliere le tasse dovute supportando al contempo un sistema di trasmissione dei dati coerente e standardizzato. Abbiamo già informato gli host italiani di come questi cambiamenti si rifletteranno sulla loro attività tramite Airbnb e continueremo a chiedere loro le informazioni previste da DAC7 prima che queste vengano condivise con l'Autorità fiscale in Irlanda (dove Airbnb Ireland ha la propria sede) nel gennaio 2024, e successivamente all'Agenzia delle Entrate".

Poi un plauso per le nuove norme relative agli affitti brevi:

"Airbnb accoglie con favore anche i progressi in materia di regole per gli affitti brevi, compresa la creazione di un sistema di registrazione nazionale in Italia e il quadro europeo di condivisione dei dati.

Questi progressi renderanno più semplice per i centri storici come quelli di Venezia e Firenze comprendere chi ospita e quanto a lungo, consentendo di sviluppare politiche pubbliche proporzionate al fenomeno. L'azienda è determinata a collaborare con le autorità italiane per il successo di queste regole".

In definitiva, Airbnb Ireland Unlimited Company - a quanto si apprende - pagherà, complessivamente, 576 milioni di euro, di cui circa 353 milioni per le ritenute dovute e non versate, 174 milioni a titolo di sanzioni amministrative per le violazioni commesse e 49 milioni di interessi.

L'importo è stato determinato in seguito alla ricostruzione della base imponibile su cui la società avrebbe dovuto applicare la ritenuta del 21%, come disposto dal dl n. 50/2017 (art. 4), con specifico riferimento al periodo dal 1 giugno 2017 al 31 dicembre 2021.

Sono molte le multinazionali che nel corso degli anni, hanno 'conciliato' con il fisco italiano, come:

Apple che alla fine del 2015 pagò al fisco italiano 318 milioni, l'intera somma contestata dall'Agenzia delle Entrate, a seguito di una complessa indagine condotta, in particolare, dal nucleo antifrode e dall'Ufficio Grandi contribuenti;

Google che nel 2017 siglò con l'Agenzia delle Entrate un accertamento con adesione per gli anni di imposta compresi tra i il 2009 e il 2013. Google pagò oltre 306 milioni, comprensivi anche degli importi riferibili al biennio 2014 e 2015 e a un vecchio contenzioso relativo al periodo 2002-2006;

Amazon a fine 2017, siglò un accertamento con adesione per gli anni di imposta compresi tra il 2011 e il 2015. Amazon accettò di pagare 100 milioni di euro;

Facebook a novembre 2018 chiuse la controversia relativa alle indagini fiscali condotte dalla Gdf e coordinate dalla Procura di Milano, relative al periodo tra il 2010 e il 2016, con un pagamento di oltre 100 milioni di Euro;

Mediolanum che a fine 2018 siglò accordo con l'Agenzia delle Entrate per l'accertamento con adesione relativo a contestazioni che hanno interessato i rapporti con la controllata Mediolanum International Funds Limited, pagando 79 milioni.

Kering il colosso francese del Lusso (tra i marchi nel portafoglio: Gucci, Bottega, Saint Laurent e altri), il 9 maggio 2019, definì con l'Agenzia delle Entrate alcune contestazioni mosse alla propria controllata svizzera Luxury Goods International S.A. (LGI). Si chiuse con il pagamento di una maggiore imposta pari a 897 milioni, oltre a sanzioni e interessi per un totale di oltre 1,2 miliardi.

Ubs che nella prima metà del 2019 l'Agenzia delle Entrate ha chiuso l'accertamento con adesione con il gruppo Ubs che ha pagato quasi 102 milioni (per il periodo 2012-2017).

Netfli- che il 24 marzo 2022, sottoscrisse due accertamenti con adesione per il mancato versamento delle imposte dovute Ires e Irap nel corso del quinquennio 2015-2019. Netflix versò 55,8 milioni, in un'unica soluzione.

Exor - Nel febbraio 2022 Exor NV e la sua controllante GA BV hanno definito gli accertamenti per i periodi d'imposta 2015 e 2016 nei confronti delle incorporate Exor spa e GAC sapaz. Exor ha versato per il 2016 Ires, sanzioni ed interessi per 746,5 milioni che si aggiungono agli 8,7 milioni già cautelativamente versati il 30 settembre 2021 in sede di ravvedimento operoso, quindi complessivamente oltre 755 milioni per una sola annualità. Contestualmente ha definito l'accertamento Ires per il 2015 versando, a seguito di conciliazione, ulteriori 20,2 milioni.

Anche la sua controllante Gac ha aderito all'accertamento nei propri confronti per il 2016 definendo un importo pari a 203,5 milioni di euro.

Booking che il 27 luglio 2023 ha versato 93,3 milioni a titolo di Iva dovuta per gli anni d'imposta dal 2013 al 2022, perfezionando un ravvedimento operoso.

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