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"Sulla Strada", conversazioni con l'amico Don Backy

Il direttore Alberto Quintiliani intervista uno dei più grandi cantautori della Storia Italiana

Inserito da (Admin), giovedì 14 marzo 2013 10:24:58

di Alberto Quintiliani*-

Sono finalmente arrivato a centrare l'obiettivo che mi ero prefisso: riportare in un articolo le parti più interessanti delle conversazioni che nel tempo ho avuto il piacere di intrattenere con il mio amico Don Backy (all'anagrafe Aldo Caponi di S.Croce s/Arno), la cui stesura finale è stata più volte rimandata per i suoi numerosi impegni professionali. Certo condensare in "pillole" significativi spaccati della intensa e frenetica vita di un artista del calibro di Don Backy, trascorsa sempre sotto le "luci della ribalta", non è impresa da poco. Ma adesso entriamo - per così dire - "nel vivo della trasmissione":

Ho ritenuto di intitolare l'articolo/intervista "Sulla Strada" per due motivi principali:

  1. "Sulla Strada" è una bellissima canzone - scritta da Don Backy - anche se, probabilmente, meno nota al grosso pubblico, rispetto ad altre più famose del suo nutrito repertorio. Il testo di questo pezzo, che ricalca come genere musicale quello classico delle ballate, costituirà il nostro filo conduttore e descriverà fasi importanti della sua storia, come sentiremo poi dalle sue parole.
  2. "Sulla strada" richiama subito alla mente la nostalgica stagione della "beat generation" - esaltata dal celeberrimo, omonimo, libro di Jack Kerouac "On the Road" - dai movimenti "beat" e "figli dei fiori" , che nei mitici anni 50/60 hanno inferto un violento scossone agli stereotipi ed alle "ragnatele" di cui la società di allora era profondamente impregnata. Come noto, questo impetuoso "tornado" ha notevolmente influenzato e condizionato, oltre alla vita civile, anche e soprattutto la musica.

Si può senz'altro affermare che Don Backy nasce musicalmente con l'esplosione del Rock'n Roll e si identifica subito profondamente con quel nuovo modo di fare musica e concepire "nuovi" comportamenti, in precedenza ritenuti impensabili.

Ma adesso è tempo di passare alle parti salienti delle conversazioni:

Dal momento che mi accingo ad intervistare un famoso e poliedrico artista lascio da parte i rapporti di amicizia e ti chiamo pertanto con il tuo nome d'arte Don Backy, chiedendoti preliminarmente se ti riconosci con quanto citato in apertura.

Definirei senz'altro corrette le affermazioni con cui hai aperto il racconto di parte delle nostre conversazioni. In effetti la canzone "Sulla Strada" ripercorre un pezzo importante della mia vita professionale, partendo dalle fasi iniziali della mia avventura nel mondo musicale, snodandosi poi nel tempo in un percorso che ha molti punti di contatto con il movimento "beat" descritto da Jack Kerouac.

ok Don. Nella tua, a mio giudizio, splendida canzone tu narri effettivamente un pezzo della tua storia. Parti dagli inizi e dalla "smania di successo" che hai sempre rincorso con la determinazione propria dei leoni (intendo come segno zodiacale) fino a che sei riuscito ad agguantarlo. Nella tua canzone - nostro "filo di Arianna" - tu narri di zingare che ti lessero la mano, ti predissero "un grande e bel destino", avvertendoti tuttavia che dovevi "restare attento al lupo......"

Si le zingare, che idealmente mi lessero la mano, mi suggerirono di stare attento al lupo - che tuttavia non ho mai incontrato ne mi ha azzannato - mentre ho invece incontrato "qualche grosso figlio di puttana" dall'apparenza umana, ma con animo di lupo, che mi ha azzannato e ferito profondamente. Certamente anche nella vita di tutti i giorni ognuno - metaforicamente parlando - incontra i lupi, sperimentando sulla propria pelle che "gli umani certo azzannano di più", come è scritto appunto nella canzone.

Non ti domando quale "lupo ti ha azzannato" - anche se possiamo immaginarlo - considerando che la stampa si è spesso occupata delle "turbolenze" che intorno alla metà degli anni 60 hanno caratterizzato i tuoi rapporti con un "autorevole collega" che apparteneva alla tua stessa casa musicale.

Infatti non rispondo alla tua domanda, in quanto la metafora relativa al lupo, descritta nella mia canzone, appartiene ad un periodo e ad un mondo ormai passato e che non esiste più, per cui è inutile "risuscitarlo". Tuttavia le avversità della vita costituiscono sprone per superarle e "mettere nel mirino" obiettivi sempre più impegnativi e gratificanti. Del resto a me è sempre piaciuto - e che ho adottato come stile di vita - il canto della Divina Commedia, quando Ulisse spronava i suoi compagni di viaggio e di avventura con l'incitazione : "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza".

Riferendomi a quest'ultima tua affermazione, anche se usciamo un momento dal filo conduttore della tua canzone, ti chiedo di parlarci un momento dei tuoi interessi e delle tue varie attività artistiche, in quanto moltissime persone considerano Don Backy un eccellente cantante-musicista-autore, mentre invece la tua creatività spazia anche in altre varianti del complesso universo, definito arte.

In effetti ho sempre dedicato la mia attenzione - o se preferisci, curiosità - a scoprire orizzonti nuovi, inesplorati, proprio come Ulisse. Per questo mi sono da sempre dedicato, e mi dedico tuttora, oltre alla musica, che rimane sempre il mio primo - anche se non unico - amore, anche a molteplici variegate attività artistiche, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, in cui sento di poter esprimere al meglio le mie emozioni.

Non mi ricordo quale critico musicale ha definito i tuoi testi come delle vere e proprie poesie, che richiamano le liriche malinconiche di Leopardi. Io, per quello che può valere, mi ritrovo perfettamente con questo parallelo. Tu, artisticamente parlando, nasci con il nome d'arte di "Agaton", che era il soprannome che ti avevano "affibbiato" i tuoi amici di S.Croce s/Arno. Mi ricordo che anche tu - come noi ragazzi dell'epoca, particolarmente ricettivi alla moda che proveniva dall'America - eri un seguace delle tecniche del "culturismo" descritte nel famoso e costoso libro di "John Vigna". Mi ricordo perfettamente, ancora oggi, una tua foto, inposizione "scultorea", su uno scoglio della Versilia, pubblicata da un quotidiano. Anche tu - come quelli di noi appassionati di musica - ti sei formato alla chitarra con il mitico "giro di Do". Ma tu sin d'allora avevi una marcia in più, per cui subito dopo, con l'esplodere dei tuoi successi, sei diventato un mito e punto di riferimento per i ragazzi della nostra generazione.

Anche in questo caso condivido le tue affermazioni relativamente ai testi-poesie: per la mia sensibilità il testo di una canzone deve essere decisamente assimilabile ad una poesia, che è tanto più "penetrante" quanto è più in grado di trasmettere emozioni. Per quanto riguarda il periodo "Agaton" e dei "muscoli" rinforzati con la ginnastica di John Vigna, effettivamente - dopo l' "apprendistato" con il giro di Do alla chitarra - il successo iniziò a manifestarsi in quei periodi, con la mia prima "vera" canzone: "la storia di Frankie Ballan", di sapore western, anche se io nasco musicalmente "inebriato" dal ritmo travolgente del neonato "rock'n'roll", che vide il debutto sulla scena mondiale con il mitico complesso "Bill Haliday and his Comets". Per effetto di quella mia composizione fui chiamato a far parte del "Clan di Celentano".

Ma proseguiamo ancora nell'illustrare le tue molteplici attività artistiche, che spaziano......

Anche se la musica è parte di me stesso, mi piace mettermi sempre in gioco, anche in altre attività che eccitano la mia fantasia, tipo scrivere libri, fumetti, dipingere, interpretare ruoli d'attore nei film e così via, senza limiti o preclusioni.

Quanto stai affermando è confermato da un'altra tua bellissima canzone, che si intitola appunto "Fantasia" e che, credo, rispecchi decisamente oltre alla tua "innocente" fantasia, la tua anima poetica, che traspare in moltissime, se non addirittura in tutte, le tue canzoni. E' vero che le tue canzoni raccontano vicende che hai vissuto realmente?

Direi proprio di si. Le canzoni - e soprattutto i testi, che ripeto devono essere vere e proprie poesie in musica - per trasmettere emozioni debbono essere vere, credibili, provenire dall'anima o vissute. Nel mio caso parlo di: "Sognando" (che fece tanto innamorare la grande Mina, che la volle fare sua, con un'interpretazione unica) "Canzone", "Casa Bianca" (grande successo di Ornella Vanoni e Marisa Sannia), "Poesia", "l'Artista", "Pregherò", Vi lascerò, l'Immensità e tante altre ancora. E non mi domandare quale canzone preferisco, perché le canzoni sono come i figli, si amano tutti con la stessa intensità.

A proposito di canzoni che si riferiscono a situazioni vissute che cosa ci racconti della canzone "Samba". E' vero che racconta una tua vicenda, che possiamo definire "strana"?

Si. In effetti "Samba" è nata alla "Capannina" di Viareggio, quando ho conosciuto una bellissima ragazza brasiliana, che tuttavia "a consuntivo" si è rivelata essere una "trans", un orrore per quei tempi. E immaginati la mia delusione!

Ma riprendiamo adesso a seguire il nostro virtuale filo di Arianna della canzone "Sulla Strada". Tu dici che per farsi catturare il successo " preteso avrebbe da me un prezzo enorme per se.....ma grazie a questo ho visto un fiore quando cresce e ho visto il punto in cui l'arcobaleno nasce (splendide liriche).... e ho visto il mondo più che di un esploratore..."

Si, è vero. Il successo è indubbiamente gratificante; ma quanti sacrifici, quante lotte, quanti "duelli " sono richiesti per conquistarlo. Ma soprattutto per cercare di mantenerlo, in quanto il successo è come un'anguilla difficile da tenere, perché scivola via. Quel mondo (naturalmente come altri) altamente competitivo è costellato di esaltazioni e di profonde delusioni: da qui, prosegue la canzone "....ho visto piangere di gioia ed altrettanto di dolore..." e nel testo aggiungo anche "...pagherò con paure e con sudore, qualche amico al creatore ingiustizie e tradimenti, rimpianti. Si con vistosi tatuaggi che mi marcano la pelle......." Questi ultimi versi rispecchiano i risvolti negativi, la faccia nascosta della luna. Tuttavia non si può rinnegare o recriminare in quanto questa è la vita, con i suoi lati belli e meno belli per tutti, tanto che è vero che la canzone termina infatti con "......Se noi non ci ritroveremo, alla fine del duello ricordatevi che è stato...bello".

Queste ultime tue affermazioni mi confermano ulteriormente, anche se non ce n'era necessità, la tua anima di poeta. Ma considerando che siamo ormai purtroppo arrivati alla fine di questa amichevole chiacchierata, che sarà letta da una nutrita schiera di persone, e molti tuoi "fans", vorrei porti un'ultima ed "impegnativa" domanda: dal momento che hai fatto parte - come comprimario - del Clan Celentano, che ne pensi di Adriano, non come cantante, ma come "opinionista"?

Risposta secca, senza tanti giri di parole: a mio avviso Adriano deve fare quello che sa fare meglio, cioè il cantante. L'Italia abbonda già di "predicatori" improvvisati che dal pulpito "pontificano" le loro convinzioni, spacciandole per verità assolute: non se ne sente proprio la necessità!.

Adesso chiudiamo veramente. Ti ringrazio Caro Aldo per la tua disponibilità a tradurre in articolo parte delle nostre interessanti conversazioni, che potranno essere ulteriormente allargate con altre puntate da pubblicare prossimamente. E nel formularti i migliori auguri per la tua intensa attività artistica, vorrei chiudere rivolgendo - tutti e due - un affettuoso pensiero ad un nostro comune amico scomparso, tuo "alter ego" nel cantare il tuo repertorio, l'indimenticabile "Francesco Conte", che dal cielo sicuramente, rivolgendosi a noi e a tutti i suoi tantissimi amici, ancora canterà la tua "Immensità": "....qualcuno pensa un poco a me, non mi scorderà...."

 

*ex Dirigente Centrale MPS

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