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Roger Federer, il racconto di un addio

Settembre 2022 sarà ricordato nei libri di storia come il mese della scomparsa della Regina Elisabetta, dai cinefili come quello dell’annuncio di un eventuale addio (poi smentito) alla regia da parte di Woody Allen, e per il mondo dello sport come quello del ritiro di Roger Federer e di Serena Williams a distanza di pochi giorni l’uno dall’altra.

Scritto da (Manuela Nastri), venerdì 23 settembre 2022 11:23:44

Ultimo aggiornamento venerdì 23 settembre 2022 11:48:32

di Manuela Nastri

 

Settembre 2022 sarà ricordato nei libri di storia come il mese della scomparsa della Regina Elisabetta, dai cinefili come quello dell'annuncio di un eventuale addio (poi smentito) alla regia da parte di Woody Allen, e per il mondo dello sport come quello del ritiro di Roger Federer e di Serena Williams a distanza di pochi giorni l'uno dall'altra.

 

Cercare dei legami tra questi quattro eventi sarebbe a dir poco illusorio, si potrebbe dire che Serena e Roger sono soprannominati la regina e il re del tennis e che Woody Allen è il cineasta che più di chiunque altro ha saputo raccontare attraverso un film, Match Point, il senso stesso di questo sport costantemente in bilico tra talento e fortuna, quando una palla, toccando il nastro, cade al di qua o al di là della rete decidendo le sorti di una partita. In realtà tutte queste affinità sono tutt'altro che elettive, ma coincidenze che hanno reso questo mese più nostalgico di altri. Saudade direbbero in Brasile, alleria risponderebbero a Napoli.

È difficile per chi scrive raccontare questo passaggio, in primis perché si è avvicinata da pochi anni a questo sport, quando le carriere di Serena e Roger erano già in fase calante, e non è in grado, a parte per le competizioni olimpiche, di poter raccontare il ricordo dettagliato di certi incontri recuperati magari successivamente e con uno stato d'animo differente rispetto alla sorpresa dell'instante. Il "momento Federer" di cui scriveva David Foster Wallance l'ho scoperto tardi, così come la lettura di quell'esperienza religiosa della finale di Wimbledon del 2006. In secondo luogo perché chi scrive è tifosa di Rafael Nadal e questo comporta sempre un punto di vista non obiettivo rispetto ai meriti dell'avversario, nonché la lettura del libro in questione ha un finale più che noto che corrisponde alla sconfitta del proprio beniamino.

Per ultimo chi scrive è una critica cinematografica e a 17 anni diede a sua madre "la più grande delusione" quando le confessò che sarebbe voluta scappare con Woody Allen. Sicché si capisce che tutti questi congedi sono troppi da sopportare in un solo mese tra l'altro di 30 giorni.

La verità è che è difficile accettare il ritiro di tennisti che per oltre 20 anni ci hanno regalato emozioni sul campo, perché significherebbe ammettere che insieme a loro siamo invecchiati anche noi. Finché giocavano ci davano l'idea che anche noi eravamo ancora giovani, del resto anno più anno meno, erano nostri coetanei. Ma quando sono nati Iga Swiatek (2001) e Carlos Alcaraz (2003), attuali numeri 1 Wta e Atp, Serena Williams e Roger Federer avevano già vinto i loro primi titoli ed erano già nella top 10. Come dire, per la next gen loro ci sono sempre stati, come c'è sempre stata la regina Elisabetta, a memoria di tutti e come ci sono sempre stati i film di Woody Allen nella mia libreria personale. La nuova generazione di tennisti si è formata sul modello di questi grandi sportivi che a un certo punto da idoli dell'infanzia sono diventati colleghi. Come quando anni fa a Cannes mi sono trovata di fronte Woody Allen, il desiderio di fuggire via con lui su un'isola deserta era scomparso, io ero lì a recensire l'anteprima di Midnight in Paris, ma Allen era lo stesso dei film sullo scaffale della mia libreria. Il tempo era passato e lui continuava a girare i suoi film. E a questo punto, dopo aver chiarito con la stampa sulle sue intenzioni future, ci si augura che possa e voglia continuare a farli. E io, almeno su questo, posso tirare un sospiro di sollievo.

 

A Londra, intanto, si sono appena svolti i funerali della Regina, 10 giorni di lutto, file interminabili per rendere omaggio alla sovrana, e cordoglio di un intero paese per aver perso colei che è stata il simbolo e l'orgoglio di una nazione. Mentre tutto ciò accadeva, nella confusione generale di un mondo non ancora pronto a un nuovo sovrano, negli affari più futili del gioco del tennis una regina e un re dello sport stavano abdicando. E lo comunicavano con il sorriso di chi è pronto a vivere nuove esperienze, uscendo dalla propria zona di confort per andare incontro al futuro, ma lasciando i propri fan increduli e smarriti, perché è vero che entrambi non competevano da un anno, ed è anche vero che entrambi sono già entrati negli anta, ma non si è mai pronti alla fine di un'era, così come non si era pronti alla scomparsa di una regina quasi centenaria.

 

Serena, anticipando la sua decisione, ha avuto modo di dire addio in più riprese ai suoi fan, a Londra (benché a Wimbledon non avesse ancora dato comunicazione ufficiale), a Toronto, a Cincinnati e infine a New York.

Il suo addio all'Us Open ha fatto tremare per più notti l'Arthur Ashes Stadium, perché la Queen proprio non ne voleva sapere di perdere e lottando con tutta la sua energia è arrivata al terzo turno del torneo vincendo contro avversarie più giovani, per poi arrendersi in tre set ad Ajla Tomljanovic. E in questo lungo addio che si è replicato per più serate ha ballato e ballato ancora, facendo quella piroetta che l'ha resa famosa per salutare il suo pubblico a fine di ogni match, mentre sua figlia, la piccola Olympia, la guardava orgogliosa dalla tribuna.

 

Il congedo di Roger, invece, anticipato sui social da una toccante lettera, è in programma per oggi all'O2 Arena di Londra e sembra il finale di un film romantico con tutti i parenti che si riuniscono per salutare il protagonista prima di una partenza. La Laver cup, il torneo ideato da Federer, ha più il sapore di una esibizione che una vera e propria competizione, in cui tennisti rappresentanti l'Europa sfidano colleghi provenienti dal resto del mondo. E a dirgli addio ci sono tutti, Novak Djokovic, Andy Murray e ancora Nadal, l'eterno avversario e amico del cuore. E se nelle panchine delle due squadre sono seduti Björn Borg (capitano dell'Europa) e John McEroe (capitano del resto del mondo), emblemi di una rivalità che ha fatto storia e che ha ispirato scrittori e cineasti per la loro differenza caratteriale e attitudinale dentro e fuori dal campo di gioco, Roger e Rafa sono l'esempio dei valori più nobili dello sport: fair play, rispetto, passione, affetto. In quasi 20 anni si sono sfidati 40 volte ma al termine di ogni incontro, combattuto e sudato per ore, si sono abbracciati, consolati, congratulati. I fan si sono divisi inizialmente ma poi hanno coniato un nuovo termine "Fedal" per sostenere l'apprezzamento del gioco di entrambi e la rivalità si è trasformata in passione. È per gente come Federer e Nadal che Le Coubertin ideò i giochi olimpici. Oggi quei due ragazzi che nel 2006 facevano eccitare David Foster Wallance nella tribuna stampa di Wimbledon faranno coppia nel doppio, per un'ultima volta, poi Roger appenderà la racchetta al chiodo, la rivalità scomparirà e resterà solo l'amicizia. Chi è il Goat, la capra, il più grande di tutti i tempi? Chi lo sarà in futuro? Sarà la storia a dirlo, basandosi però sui numeri e non sulle emozioni, quelle non rientrano in alcuna statistica. Stasera, però, tutti i fab four, come sono chiamati i più vincenti tennisti dell'epoca d'oro di questo sport (66 slam, 329 titoli in singolare, 8 Davis cup, 5 medaglie d'oro olimpiche, 23 titoli in doppio), faranno squadra per la prima e unica volta, un evento storico, prepariamo i fazzoletti perché davanti a questo film sarà impossibile non commuoversi. So, King Roger, save the last dance for us.

Foto: https://www.facebook.com/Federer

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