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Mar Rosso, dopo attacchi Houthi navi fuggono altrove

Si scelgono tratte più lunghe per evitare pericoli. Intanto in Germania Tesla chiude stabilimento per mancanza di componenti così come Volvo

Inserito da (Redazione Nazionale), venerdì 12 gennaio 2024 19:00:14

L'attacco degli Houthi nel Mar Rosso, una delle rotte chiave per il commercio via mare, innervosisce Usa e Gran Bretagna che hanno lanciato - a loro volta - attacchi contro postazioni Houthi in Yemen dopo che i miliziani hanno sfidato il monito a non proseguire i loro raid nel Mar Rosso.

Ma facciamo un passo indietro: l'Iran, ieri, aveva sequestrato una petroliera nel Golfo di Oman come atto di rappresaglia contro gli Stati Uniti, che l'anno scorso avevano confiscato lo stesso cargo, carico di greggio di Teheran.

La St Nikolas, battente bandiera delle Isole Marshall e gestita da una società con sede in Grecia, è stata abbordata nelle acque tra l'Iran e l'Oman da almeno quattro persone armate in uniformi militari nere, che hanno deviato la rotta verso le acque territoriali iraniane, dove la marina di Teheran ha poi confermato di aver sequestrato la nave e di averla condotta in un porto del Paese, incluso l'equipaggio (17 filippini e un greco), "in conformità con un ordine del tribunale", come risposta "al furto di petrolio iraniano da parte degli Stati Uniti" nella stessa imbarcazione.

L'incidente nel Golfo di Oman è arrivato dopo settimane di altissima tensione nel Mar Rosso, dove gli Houthi filo-iraniani prendono di mira i mercantili dei Paesi alleati dello Stato ebraico.

Per mettere in sicurezza una via marittima da cui passa il 12% dei trasporti commerciali gli Stati Uniti, dall'inizio del conflitto a Gaza, hanno intensificato le azioni a protezione dei cargo.

Però questo non basta.

Le navi fuggono dal Mar Rosso, oggetto degli attacchi Houthi con un allungamento dei tempi del commercio nella tratta Asia-Europa, ma soprattutto provocando un inevitabile aumento dei prezzi delle merci trasportate.

Sommato ai rialzi del petrolio, il rischio è che gli attacchi Houthi diventino una sorta di 'obolo'm da dover pagare su gran parte dei prodotti in arrivo dall'est.

Questo scenario ha portato molte grandi compagnie di navigazione a evitare il Canale di Suez, che collega il Mediterraneo al Mar Rosso e fornisce la rotta marittima più breve tra Asia ed Europa.

Per evitare il Mar Rosso, da cui passa circa il 12% del commercio mondiale, i cargo sono costretti ad allungare il tragitto passando per il Capo di Buona Speranza: da 8 a 12 giorni in più di navigazione, ovvero più consumo di energia, maggiori costi di assicurazione, tempi "di immobilizzazione" più lunghi per equipaggi e navi.

In Italia c'è già chi corre ai ripari. la Db Group di Montebelluna ha riattivato una linea di collegamenti ferroviari con la Cina predisponendo due treni speciali da 50 vagoni che partiranno il 31 gennaio e nelle settimane successive.

Il viaggio avrà in questo caso una durata di 25 giorni.

Un effetto di questa situazione lo sta pagando anche lo stabilimento Tesla in Germania che a causa della mancanza di componenti, è stata costretta a sospendere la produzione di veicoli nella Gigafactory di Berlino-Brandeburgo tra il 29 gennaio e l'11 febbraio, ad eccezione di alcuni comparti.

A renderlo noto è stata l'agenzia tedesca Dpa riportando una dichiarazione dalla casa produttrice di auto elettriche a integrazione di un annuncio fatto ieri sera motivando il blocco nello stabilimento a Gruenheide con gli attacchi dei ribelli Houthi nel Mar Rosso.

La produzione riprenderà completamente dal 12 febbraio, aggiunge la Dpa riferendo che l'azienda non ha voluto commentare come sarà organizzata esattamente la pausa forzata per gli operai: "I dipendenti saranno pagati", ha comunque precisato Tesla in risposta a una richiesta di informazioni.

Tesla produce auto elettriche a Gruenheide dal marzo 2022 e nello stabilimento lavorano circa 11.500 dipendenti.

Anche la casa automobilistica svedese Volvo ha annunciato di essere costretta a fermare la produzione presso lo stabilimento di Gand in Belgio per diversi giorni, indicando come motivazione le interruzioni nella catena di approvvigionamento dovute agli attacchi degli Houthi alle navi container nel Mar Rosso.

 

Foto: Foto di Tom da Pixabay e Foto diBlomstdaPixabay

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