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Una lapide per ricordare i Triangolo Viola

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Anche nell’unico campo di sterminio nazista in suolo italiano, la Risiera di San Sabba, è finalmente ricordato il martirio dei Testimoni di Geova. Venerdì 10 maggio alla presenza del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, dell’assessore alla cultura, della direzione del museo e di una folla di persone provenienti da tutta Italia è stata scoperta una targa che ricorda i Triangoli Viola. Questo era il colore del distintivo usato dai nazisti nei campi di concentramento per identificare i Testimoni fra le altre categorie di prigionieri. I detenuti per motivi politici indossavano sulla divisa a righe un triangolo di stoffa rossa, gli omosessuali uno rosa, gli asociali uno blu e i rom uno marrone. Gli ebrei erano identificati da due triangoli di colore giallo sovrapposti a formare una stella di Davide.

La repressione dei Testimoni di Geova durante il nazismo è stata spesso taciuta nel dopoguerra. Eppure la loro vicenda ha delle peculiarità che la rendono unica nella storia della repressione attuata da Hitler nei confronti dei suoi oppositori.

Essi furono tra le prime vittime del nazismo e fra i primi prigionieri dei lager. Infatti, fin dal 1933, anno di ascesa al potere di Hitler, vennero emanate in Germania delle specifiche leggi per proscrivere le loro attività. Il regime non tollerava la stretta neutralità rispetto alle questioni politiche e alle guerre che da sempre i Testimoni manifestano in osservanza dei dettami del Vangelo.

La persecuzione riguardò chiunque praticasse la religione proibita, sia uomo che donna, vecchio o bambino. I loro luoghi di culto furono chiusi. I Testimoni che avevano un lavoro statale vennero licenziati. I loro figli furono espulsi dalle scuole perchè non partecipavano all’addestramento paramilitare, non recitavano la preghiera per il Fuhrer e non salutavano dicendo “Heil Hitler”. Tanti furono sottratti alle famiglie e mandati in ‘case di rieducazione’ per essere indottrinati secondo i dettami nazisti. A tal proposito, Christian Di Blasio, direttore dell’Ufficio Stampa nazionale dei Testimoni di Geova, ha introdotto nel corso della cerimonia tenutasi a Trieste la testimonianza di Emma Bauer che da bambina venne perseguitata a motivo della sua fede religiosa e il cui padre fu rinchiuso nei lager. 

Col tempo la repressione si fece sempre più intensa. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, chi rifiutava di imbracciare le armi veniva giustiziato. Centinaia di giovani Testimoni vennero fucilati o decapitati per il loro rifiuto di uccidere altri esseri umani. Chi si trovava nei lager era trattato in maniera particolarmente crudele in quanto ritenuto traditore della Patria.

Eppure, essi furono gli unici che in qualsiasi momento avrebbero potuto sottrarsi a tale orribile destino. Esisteva infatti un apposito modello, preparato esclusivamente per loro, in cui il sottoscrivente dichiara di dissociarsi dai testimoni di Geova. Bastava una semplice firma per essere rimessi in libertà e sfuggire alle torture quotidiane. Nonostante questo, solo pochissimi abiurarono. La stragrande maggioranza preferì rimanere fedele alle proprie convinzioni continuando in questo modo la propria detenzione durante la quale tanti morirono.

Nei campi di concentramento i Triangoli Viola si distinsero per la loro eccellente condotta e il loro spirito cristiano. Le testimonianze delle altre categorie di perseguitati sono unanimi nel riconoscere che nei lager essi furono sempre disposti ad aiutare gli altri dividendo con loro le già misere razioni di cibo o dando sostegno morale. Furono anche fra i pochissimi che denunciarono al mondo le atrocità subìte dagli ebrei in Germania e negli altri paesi che finirono sotto il controllo dei nazisti. Diversi Testimoni sono stati insigniti del titolo ‘Giusto fra le Nazioni’ per aver aiutato e protetto ebrei durante la Shoà.

La spietata persecuzione messa in atto da Adolf Hitler non ebbe successo. Egli dichiarò che avrebbe sterminato le poche migliaia di Testimoni allora presenti in Germania. L’imponente macchina dello sterminio non ebbe ragione di loro. In più occasioni essa ricevette il sostegno di esponenti del clero tedesco, sia cattolico che protestante, i quali non si fecero scrupolo nel denunciare alla Gestapo quanti praticavano la religione proibita. Dopo 13 anni di terrore Hitler e il suo regime totalitario scomparvero ma i Testimoni ripresero le loro attività prosperando non solo in Germania ma anche nelle altre nazioni che erano venute a trovarsi sotto il controllo del Terzo Reich. Passarono da poche migliaia di aderenti allora presenti in Europa agli oltre un milione odierni. 

La persecuzione dei Triangoli Viola, ricordati dalla lapide della Risiera di San Sabba, iniziò nella Germania di Hitler con modalità simili a quanto sta accadendo oggi nella Russia di Putin. Le autorità governative russe stanno applicando loro una legge creata ad hoc con la consulenza di esponenti del clero ortodosso per mettere questi pacifici credenti sullo stesso piano di sanguinari terroristi. Le loro attività sono state proibite in tutta la nazione, non possono più riunirsi nei loro luoghi di culto, decine sono stati arrestati e alcuni hanno subito vessazioni e torture durante la detenzione.

Cosa faranno le persone riflessive di fronte a questa palese violazione dei fondamentali diritti umani? Resteranno in silenzio come fece il teologo e pastore protestante tedesco Martin Niemoller nei primi anni del Terzo Reich? Egli in seguito scrisse:

“Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.”

Matteo Pierro

 

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