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Il cinema al tempo del Covid 19

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Una celebre fotografia della serie di Weegee dedicata alle sale cinematografiche

Tra le attività che maggiormente hanno sofferto il lockdown e faticano a riprendersi con la fine dell’isolamento c’è sicuramente lo spettacolo. Il cinema, in particolare, si è ritrovato a fare fronte a ingenti perdite nei suoi tre settori: produzione, distribuzione ed esercizio. La riapertura delle sale, con dovuto distanziamento, ha solo in parte aiutato la ripartenza. Molte sale, infatti, almeno in Italia sono rimaste chiuse  in estate, in mesi caldi e  poco favorevoli alla fruizione di forme d’intrattenimento al chiuso, in quanto i costi di gestione non riescono ad essere ammortizzati dal prezzo del biglietto di un pubblico già dimezzato. L’alternativa si è trovata, laddove si è potuto, con le arene all’aperto, che però non potranno essere una soluzione efficace anche nelle stagioni piovose e fredde.  Molte  manifestazioni del settore, si veda il Festival de Cannes, non si sono svolte nel 2020, altre sono state trasferite sul web comportando ulteriori difficoltà per il mercato. La gloriosa Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ormai alla settantasettesima edizione, si sta invece svolgendo in questi giorni in un clima surreale senza folla ad accogliere i divi sul red carpet.  Se già da parecchi anni la distribuzione cinematografica si sta spostando sempre di più sulla rete e sulle pay tv, c’è da credere che questo andamento sarà ancora di più incoraggiato, a svantaggio della sala, spostando in questo modo la fruizione da partecipazione collettiva a  individuale.

Dal punto di vista produttivo invece le difficoltà del settore cinematografico si collocano sia in fase di ideazione sia in quella di ripresa in quanto un set è un luogo dove lavorano a stretto contatto decine, se non centinaia, di persone. Professionisti, assistenti, maestranze varie si trovano spesso a fare i conti con distanze minime dovute a necessità tecniche che in base alle norme del distanziamento sociale devono essere riviste. Si lavorerà probabilmente in futuro con troupe più leggere e pochissime comparse, escludendo ad esempio  le scene di massa. D’altro canto, di fronte alla macchina da presa o videocamera, ci sono attori, comparse, figuranti costretti per gioco di forza alla fisicità. Un attore lavora principalmente con la sua voce e con il suo corpo e con questi due strumenti interagisce con altri attori sia su un set cinematografico, sia e soprattutto sul palco di un teatro. Obbligare al distanziamento significa in qualche modo limitare le sue potenzialità. Difficile immaginare film in cui gli attori non potranno avvicinarsi, baciarsi, abbracciarsi, toccarsi.

Ma, in oltre 100 anni di storia, il cinema ha insegnato che ha sempre saputo trasformarsi a ogni rivoluzione tecnologica e linguistica e che in tutti i paesi del mondo le correnti più innovative sono sempre nate  nei momenti di crisi politica, sociale, economica. Sarà così anche adesso? Come saranno quindi i film del futuro? Cercando di immaginare il cinema delle prossime stagioni si terrà conto delle esigenze tecniche e narrative e dipenderà a quel punto dalla creatività degli autori la capacità di adattare le trame alle scelte di regia più idonee nel rispetto delle normative vigenti. Ecco alcune ipotesi: ai totali forse sarà preferito il campo-controcampo che permette maggiore distanza tra i personaggi; il montaggio serrato su inquadrature strette potrebbe prendere il posto di lunghi piani sequenza.  Dal punto di vista dei generi saranno probabilmente favoriti i film leggeri: le commedie in primis, perché la gente in qualsiasi parte del mondo ha bisogno di sorridere, di ridere e di non pensare alla condizione precaria che si sta vivendo da mesi. Difficile credere che la gente voglia vedere  film drammatici che affrontano la realtà odierna, fatta di paure e incertezze. Chi vorrebbe vedere un film che tratta l’attualità dove gli interpreti indossano la mascherina e vivono distanziati? È ancora presto, almeno per ora. Sicuramente, però, così come è avvenuto per la Guerra fredda  e i disaster movie e per altri momenti storici distopici, le attuali paure dell’umanità diventeranno sottotesto implicito per altre storie, magari per film d’azione e superhero movie.  Sebbene non siano generi ma macro categorie si può supporre che documentari e cinema d’animazione resisteranno senza troppe difficoltà alla ripresa in quanto le esigenze estetiche e tecniche di entrambi i settori permettono infinite possibilità creative.

Ritornando alle sale, ci si augura che con l’avvento di Settembre molti esercenti riaprano e che i distributori facciano uscire quei film che erano in programma nei primi mesi del 2020.  Il cinema non è solo la visione di film ma è fruizione collettiva, partecipazione di pubblico, condivisione di emozioni e bisogno di estraniarsi dal reale, come testimoniano le fotografie che Weegee, il grande reporter americano, scattava di nascosto durante le proiezioni, mostrando coppie che si baciano, spettatori stupiti, gente che sta mangiando… In una situazione così distopica come quella che stiamo vivendo rischiamo che quella forma diversiva che tanto stiamo ricercando non faccia altro che ricordarci, invece che farci dimenticare, dell’ego hic  et nunc, mascherato, distanziato, alienato e in definitiva solo.  Il ritorno in sala ha valore soprattutto per questo, per farci vivere la magia che difficilmente possiamo catturare dal divano di casa. È un po’ come per le partite di calcio: alla tv si vive l’emozione del gol, allo stadio la si condivide con centinaia di altri tifosi e quel grido di gioia si amplifica fino a diventare unisono. E in questo momento l’umanità ha bisogno di partecipare della propria esistenza, dei propri desideri e delle proprie speranze.

Manuela Nastri

Fonte fotografia: https://www.istantidigitali.com/weegee/

 

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