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Violenza sulle donne. Quando l’omertà fa più male di un calcio in faccia

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Una giovane vittima di violenza - foto di repertorio

La notte tra sabato e domenica, a Ceglie Messapica in provincia di Brindisi, una donna è stata presa a calci in faccia, per aver rifiutato le avances di un individuo del luogo, pregiudicato. Nello specifico, la donna avrebbe risposto ad alcune frasi sessiste del soggetto, il quale, dopo averla bloccata e fatta cadere, le avrebbe sferrato il calcio in faccia e sarebbe, poi, fuggito.

La donna era in compagnia di alcune amiche, le quali avrebbero chiamato 118 e carabinieri.

Ora, è ricoverata a Bari, attende un importante intervento chirurgico per la ricostruzione della mascella e per salvarle l’occhio e le hanno dato prognosi riservata di 40 giorni.

Quello che lascia perplessi è che nessuno degli uomini, di quanti hanno assistito alla scena, sia intervenuto per aiutare questa povera donna. Il motivo? Perché l’autore di questa violenza è un pregiudicato, figlio di un noto delinquente della zona. Questa omertà e paura da parte delle persone presenti ha solo “causato”, stando a quanto appreso da un post di sfogo di una residente, una denuncia a piede libero dell’uomo.

Parliamo spesso di violenza sulle donne ma queste notizie fanno male a tutti, non solo a chi materialmente è stata vittima di una violenza. L’indignazione non è un’arma, come non lo è aver paura. Tapparsi gli occhi e fare finta di nulla non garantisce che, un giorno, non possa capitare a noi o a qualcuno che amiamo.

Reagire è l’unica strada, denunciare è un passo molto difficile e la comunità tutta deve stare al fianco della vittima. Al contrario invece molto spesso è proprio la vittima che viene isolata, al posto del suo carnefice.

 

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