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Ron Dennis dice addio alla McLaren

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Il miliardario inglese, riferisce Il Giornale, ha venduto la sua quota in borsa per un totale di 312 milioni di euro, a simboleggiare la fine di un’epoca nel mondo della Formula Uno.

 

Tutti gli uomini che hanno contribuito all’enorme successo di questo sport si stanno ritirando per lasciare spazio allo show business “made in USA”, che punta all’intrattenimento e alla creazione di un rapporto più stretto tra pubblico e piloti. Già nel 2010 Briatore aveva lasciato il mondo delle corse automobilistiche, nel 2014 era toccato a Luca Cordero di Montezemolo, e l’anno scorso Brian Ecclestone si è ufficialmente ritirato.

 

«È la fine del mio tempo qui» ha dichiarato Dennis. Appassionato di motori fin da giovane, nel 1966 riparava la Cooper di Rindt, nel 1970 era già diventato capo meccanico della squadra di Jack Brabham e da quel momento aveva compreso le sue capacità di team leader, tanto da riuscire a diventare proprietario della McLaren nel 1980. Da allora fu un susseguirsi di fama e successi, dieci mondiali, sette costruttori, l’intuizione geniale del telaio in fibra di carbonio e piloti del calibro di Lauda, Prost, Hakkinen ed Hamilton. La sua rivalità verso gli italiani è ben nota, partendo dal rifiuto categorico di arruolare piloti di origine italiana fino alla terribile storia di spionaggio contro la Ferrari che nel 2007 gli costò un processo, 100 milioni di multa e una figura terribile.

 

Ora a 70 anni suonati Dennis si arrende, dopo aver tentato per due volte di rilevare il gruppo McLaren dagli altri azionisti (i reali del Bahrein e l’amico Mansour Ojjeh). Il suo posto sarà preso dal principe Shaikh Mohammed bin Essa Al Khalifa, altro segno della fine di un’epoca d’oro.

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