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Confcommercio: il Sud è fermo da vent’anni, il ministro Calenda afferma che l’IVA non aumenterà

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Sangalli parla all'Assemblea nazionale- immagine di confcommercio.it

In un recente articolo la Repubblica ha analizzato come da vent’anni il Meridione non conosce né una significativa crescita economica né un decisivo aumento dei consumi, una situazione che trascina la media nazionale verso il basso ormai da lungo tempo e aumenta il gap con le regioni del Nord che hanno fronteggiato meglio la crisi economica. La crescita del Pil non basta a giustificare questo grave divario che, stando al rapporto presentato dal Confcommercio, costituisce un’emergenza che va affrontata al più presto. Proprio per questo il titolare del Mise, Carlo Calenda, ha affermato davanti alla platea riunita nell’Assemblea annuale di Confcommercio che dal prossimo anno non si attiveranno le clausole di salvaguardia: “L’Iva non verrà aumentata. Sono il ministro dello Sviluppo e ve lo dico dopo aver parlato con Gentiloni e Padoan, che contano veramente” ha affermato con ironia.

 

I numeri parlano chiaro, stando al rapporto se nel 1995 il Pil di Nord e Sud ammontava a 100 per entrambi, nel 2016 sarebbe stato di 114 per il Centro-Nord e 102,7 per il Sud, il divario è evidente anche nei consumi, aumentati del 18,8% al Nord e solo dell’1,4% nel Mezzogiorno nello stesso periodo di tempo. Le industrie fanno molta fatica a restare a galla senza esportazioni per la quasi mancanza di domanda interna, e anche se la risoluzione di questa disparità non avesse fatto avanzare l’Italia nella classifica europea di ricchezza sarebbe stato un passo avanti nella giusta direzione, considerando che negli altri paesi europei questa separazione è molto più ridotta.

 

Le notizie non sono tutte cattive, il Meridione sta dando segni di rinascita anche se tanti ostacoli quali la burocrazia inefficiente, la fiscalità e l’elevato grado di attività illegali sembrano quasi soffocarla. Il terziario in particolare ha subito un forte aumento negli ultimi anni che ha leggermente compensato il calo industriale, a fianco di un ridimensionamento dell’8 % si è verificato un notevole aumento nelle attività alberghiere e altri pubblici esercizi che ammonta al 18,5%. Purtroppo molte risorse sono perse nel medio- lungo termine e questo impatta negativamente sull’efficienza: “Le performance sono pessime e hanno effetti sull’intero Paese – conclude Confcommercio – il coinvolgimento del Mezzogiorno è prioritario, non come peso da trainare, bensì come fattore decisamente trainante”.

 

Durante l’Assemblea sono stati numerosi gli interventi tra cui quello del Presidente Sergio Mattarella che ha affermato che la crescita economica va rafforzata e sono necessarie ulteriori riforme, prima tra tutte quella fiscale: “per rendere il nostro sistema più semplice ed efficiente. Serve uno sforzo collettivo – scrive il presidente – per rendere la nostra economia più competitiva”, Il Capo di Stato si è rivolto in particolare alle piccole e medie imprese invitandole a creare lavoro e promuovere lo sviluppo economico. Riguardo alle piaghe che affliggono l’economia italiana il presidente del Confcommercio Carlo Sangalli ha affermato che senza ritardi e divari strutturali la crescita sarebbe del 2% annuo, inoltre ha invitato i rappresentanti della politica ha scegliere una “legge elettorale che garantisca governabilità” e scongiurare il pericolo dell’aumento dell’Iva creato dalle manovre precedenti poiché se scattasse “calerebbe l’inverno sui consumi”.

 

Carlo Calenda, ministro dello sviluppo economico, ha difeso la conquista di Fincantieri contro la francese Stx ed ha dichiarato che la crescita dello 0,9 o 1,1 per cento “non può essere sufficiente per il Paese: uscire dalla recessione è importante, ma rimanere inchiodati al cono d’ombra dell’1% non basta. Non basta a livello sociale ed economico”. Il Ministro ha poi confermato l’importanza del piano Industria 4.0 che secondo lui rappresenta una grande opportunità anche per le piccole imprese e gli operatori locali.

 

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