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Manchester, attentato kamikaze al concerto di Ariana Grande, 22 le vittime, tra cui giovanissime, la più piccola aveva solo 8 anni

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Attaccare per uccidere decine di bambini è feroce quanto subdolo

E’ difficile trovare le parole per descrivere l’orrore e la follia del terrorismo, ancor di più quando la cattiveria arriva a colpire i giovanissimi.

Quello che è successo a Manchester non è dissimile da quello che quotidianamente accade in altri posti del mondo dove la guerra non risparmia nemmeno i bambini. Già la guerra, un’attività necessaria per giustificare l’insana escalation di cattiveria e di violenza, la guerra che giustifica la produzione di armi micidiali che vanno dai fucili ipertecnologici alle bombe realizzate in cantina per farsi esplodere ad un concerto per teenager.

Attaccare durante un concerto per giovanissimi è un atto ignobile quasi quanto bombardare un ospedale pediatrico, un uomo imbottito di esplosivo e probabilmente di droghe non ha esitato, a termine del concerto di Ariana Grande, a farsi saltare in aria con un bilancio attualmente di 22 morti, 59 feriti e 12 persone disperse.

Lo stato islamico (isis) ha già rivendicato l’attacco tramite l’agenzia Amaq, quasi come si rivendica la proprietà intellettuale di un libro copiato. La violenza non ha diritto d’autore, la violenza qualifica chi la mette in pratica a qualsiasi latitudine. Che il Dio per il quale molti si battono abbia a cuore le giovani anime spezzate da questa follia omicida e soprattutto ricordi a chi si è macchiato di simili atrocità che la vita, fortunatamente, finisce per tutti.

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